domenica 23 giugno 2013

Lacrime

C'era questa luna gialla enorme che giocava a nascondino tra le arcate del Colosseo.
E le mie lacrime silenziose in fila indiana sul solco appena percepibile di trucco sciolto delle guance.
E le mie spalle curve sotto il peso di questo silenzio.
E di questo frastuono.
Di gente. Di urla. Di risate.
Mi sono rintanata sotto la metropolitana.
La stessa in cui tre giorni fa una donna ha deciso di morire.
Dentro il convoglio solo uomini. Distratti. Assenti.
E questa danza rituale sul mio viso.
Di scintille distillate. I miei occhi liquidi rivolti ai piedi di questi uomini.
Che potrei raccontare la vita di ciascuno di loro. Dalla forma, dall'usura delle scarpe.
Sentire addosso, lieve, curioso, lo sguardo di qualcuno di loro.
Che hanno visto formarsi una stalattite di lacrime sotto al mento. Ed io immobile, ad assorbire gocce dalle labbra. E gli occhi bassi. Le spalle curve. Il frastuono addosso.
Alla mia fermata mi sono alzata di scatto, rompendo la bolla magica in cui mi ero rinchiusa.
I miei passi rimbombavano nella testa, prima che sul pavimento. Un automa che conosce la strada. I pensieri volati via.
Con il dorso della mano, brusco, ho asciugato il mento. Leccato le labbra. Alzato lo sguardo.
Gatta ferita. Ho bisogno di leccare leccare leccare ogni punto di dolore.
Domani sarò nuova. Con l'oro riempiró tutti i pezzi rotti di me. Prezioso è questo dolore che mi manda alla deriva. Più preziosa la mia forza che lo ricucirà. Come sempre. Come sempre.

2 commenti:

  1. Ti posso mandare un abbraccio grande, Lauretta? E stretto stretto!

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