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venerdì 6 maggio 2011
giovedì 28 aprile 2011
se lo dice lui...
dopo le mie due ore quotidiane di studio di musica nuova che eseguirò a Siena in luglio, ho preso la borsa, due stracci e mi sono precipitata nei vicoli per raggiungere una amica per pranzo.
con ancora in testa le melodie appena cantate, mi sono inoltrata nei vicoli a buon passo, canticchiando a bocca chiusa.
mi si affianca quasi subito un marocchino di mezza età che mi apostrofa così - ehi, hai una bella voce ... potresti partecipare alla nuova trasmissione di gerri scotto ... si si, canti bene. potresti pure vincere.-
io abbozzo un sorriso per non fare proprio la antipatica e se posso accelero ancora un po' il passo.
lui non molla l'osso, e arrancado al mio fianco continua - a me piace la televisione italiana. a te piace? sarà bella la nuova trasmissione dei talenti con quella degli amici, come si chiama, maria -
abbozzo il secondo sorriso storto e sbofonchio che io la tele non la guardo.
il mio passo diventa una maratona.
e lui dietro, imperterrito, con il fiato corto, sconvolto dalla mia affermazione tenta una nuova strada - allora ti piacciono i film. quali film ti piacciono, quelli di azione, di orrore. ...-
metto il pepe nei miei già veloci passi e praticamente mi metto a correre.
- a me piacciono i film romanticosi - dice - mi piacciono tanto...-
non mi sembra vero: sono arrivata. freno bruscamente e lo saluto con la manina e un largo sorriso.
lui volgendosi indietro, stupito di essere rimasto d'un tratto solo mi dice ad alta voce convinto - comunque hai una bella voce. dovresti fare la cantante!-
beh, se lo dice lui...
con ancora in testa le melodie appena cantate, mi sono inoltrata nei vicoli a buon passo, canticchiando a bocca chiusa.
mi si affianca quasi subito un marocchino di mezza età che mi apostrofa così - ehi, hai una bella voce ... potresti partecipare alla nuova trasmissione di gerri scotto ... si si, canti bene. potresti pure vincere.-
io abbozzo un sorriso per non fare proprio la antipatica e se posso accelero ancora un po' il passo.
lui non molla l'osso, e arrancado al mio fianco continua - a me piace la televisione italiana. a te piace? sarà bella la nuova trasmissione dei talenti con quella degli amici, come si chiama, maria -
abbozzo il secondo sorriso storto e sbofonchio che io la tele non la guardo.
il mio passo diventa una maratona.
e lui dietro, imperterrito, con il fiato corto, sconvolto dalla mia affermazione tenta una nuova strada - allora ti piacciono i film. quali film ti piacciono, quelli di azione, di orrore. ...-
metto il pepe nei miei già veloci passi e praticamente mi metto a correre.
- a me piacciono i film romanticosi - dice - mi piacciono tanto...-
non mi sembra vero: sono arrivata. freno bruscamente e lo saluto con la manina e un largo sorriso.
lui volgendosi indietro, stupito di essere rimasto d'un tratto solo mi dice ad alta voce convinto - comunque hai una bella voce. dovresti fare la cantante!-
beh, se lo dice lui...
lunedì 11 aprile 2011
profumo
di mattina i miei sensi sono molto vigili.
questa mattina accompagnando il piccolo al nido un odore pungente - che nei vicoli gli odori non mancano mai davvero - si è infilato nelle narici e mi ha proiettata in un bosco.
nel bosco di wildbad, un minuscolo paese tedesco, situato nella foresta nera dove ogni estate si svolge un piccolo festival rossiniano.
pare che rossini, un giorno, abbia appoggiato il santo piede su questa terra nota per i bagni termali. tanto è bastato per legittimare la nascita di un festival musicale a lui dedicato.
qualche anno fa ho lavorato in questo festival, cantando in una opera in prima esecuzione moderna.
ho vissuto un mese e poco più nel bosco. a luglio.
dire che ho lavorato è troppo. ero in vacanza e cantavo.
abitavo in un minuscolo appartamento in un casa poco distante dal centro.
per arrivare in teatro passavo attraverso un parco, che era già il bosco, ma era attrezzato di vialetti, panchine, lago con le anatre e fiori.
c'era pure una chiesetta antica di mattoni scuri che in mezzo a tutto quel verde spiccava come un faro.
strane persone potevi incrociare a passeggio: o cantanti, e tra noi ci conoscevamo tutti, oppure persone anziane su potenzialmente pericolose carozzelle.
si, perchè oltre al festival d'opera, wildbad è nota per la clinica privata specializzata in malattie alle gambe.
in ogni angolo potevi venire travolto da arzilli vecchietti in libera uscita su scooter a tre, quattro ruote, dalle forme più bizzarre.
giorni bellissimi.
era caldo ma non troppo. passeggiavo. prendevo il sole. facevo ginnastica all'ombra di alberi secolari.
stavo molto sola e mi piaceva da matti.
raccoglievo e immagazzinavo vita, bellezza, energia.
l'odore che mi ha riportato questi ricordi era un profumo intenso di bosco, di terra, di foglie secche e fiori sfioriti.
è svanito in un istante e sono riatterrata nel mio vicolo.
in sequenza stretta un ragazzo dietro di me e un uomo di fronte hanno scatarrato e sputato sonoramente.
che poesia.
questa mattina accompagnando il piccolo al nido un odore pungente - che nei vicoli gli odori non mancano mai davvero - si è infilato nelle narici e mi ha proiettata in un bosco.
nel bosco di wildbad, un minuscolo paese tedesco, situato nella foresta nera dove ogni estate si svolge un piccolo festival rossiniano.
pare che rossini, un giorno, abbia appoggiato il santo piede su questa terra nota per i bagni termali. tanto è bastato per legittimare la nascita di un festival musicale a lui dedicato.
qualche anno fa ho lavorato in questo festival, cantando in una opera in prima esecuzione moderna.
ho vissuto un mese e poco più nel bosco. a luglio.
dire che ho lavorato è troppo. ero in vacanza e cantavo.
abitavo in un minuscolo appartamento in un casa poco distante dal centro.
per arrivare in teatro passavo attraverso un parco, che era già il bosco, ma era attrezzato di vialetti, panchine, lago con le anatre e fiori.
c'era pure una chiesetta antica di mattoni scuri che in mezzo a tutto quel verde spiccava come un faro.
strane persone potevi incrociare a passeggio: o cantanti, e tra noi ci conoscevamo tutti, oppure persone anziane su potenzialmente pericolose carozzelle.
si, perchè oltre al festival d'opera, wildbad è nota per la clinica privata specializzata in malattie alle gambe.
in ogni angolo potevi venire travolto da arzilli vecchietti in libera uscita su scooter a tre, quattro ruote, dalle forme più bizzarre.
giorni bellissimi.
era caldo ma non troppo. passeggiavo. prendevo il sole. facevo ginnastica all'ombra di alberi secolari.
stavo molto sola e mi piaceva da matti.
raccoglievo e immagazzinavo vita, bellezza, energia.
l'odore che mi ha riportato questi ricordi era un profumo intenso di bosco, di terra, di foglie secche e fiori sfioriti.
è svanito in un istante e sono riatterrata nel mio vicolo.
in sequenza stretta un ragazzo dietro di me e un uomo di fronte hanno scatarrato e sputato sonoramente.
che poesia.
lunedì 6 settembre 2010
stupore in un vespasiano
venerdì 9 luglio 2010
il mestiere
qualche giorno fa.
mattinata di caldo violento e afoso.
mi avventuro per i vicoli del centro storico alla ricerca di qualcosa. svago, leggerezza.
in un vicolo vicino casa incrocio due donne in età avanzata e indefinibile.
sento l'una dire all'altra "ma scherzi, la tua pancia è migliore della mia, non è mica tanto enorme..." e così non posso fare a meno di buttare un'occhiata veloce sulle pance in questione.
in effetti, la circonferenza del loro ventre supera di molto il loro giro seno. gasp.
mi infilo nel negozio accanto di una amica che disegna e produce abiti a mano. (una meraviglia.)
con voluttà inizio a provarne uno dietro l'altro, senza la seria intenzione di comprarne nessuno. giusto per passare una mezz'ora senza pensieri.
poco dopo scorgo una delle due panciute piazzata davanti alla vetrinetta del minuscolo negozio che punta lo sguardo all'interno.
per buoni venti minuti non mi molla un attimo.
non che proprio guardasse me, ma all'interno in generale.
mi ha ricordata "la bambina che fissava" di Tim Burton. come se in un certo modo si riposasse in questa sua immobilità.
tra un cambio e l'altro di abito dal camerino ho udito uno scambio veloce di battute tra la mia amica e l'occhiuta panciuta.
mi sono rivestita salutando l'amica che mi ha confidato con un sorriso (alle ore 11 di un afosissima mattinata di luglio) "sai la signora che stava davanti alla vetrina, ha settant'anni e fa il mestiere. era stanca; questa mattina ha lavorato tantissimo".
mi sono incamminata nuovamente tra i vicoli e non ho potuto fare a meno di sorridere.
ma quanta bellezza si nasconde nelle pieghe del mondo!
mattinata di caldo violento e afoso.
mi avventuro per i vicoli del centro storico alla ricerca di qualcosa. svago, leggerezza.
in un vicolo vicino casa incrocio due donne in età avanzata e indefinibile.
sento l'una dire all'altra "ma scherzi, la tua pancia è migliore della mia, non è mica tanto enorme..." e così non posso fare a meno di buttare un'occhiata veloce sulle pance in questione.
in effetti, la circonferenza del loro ventre supera di molto il loro giro seno. gasp.
mi infilo nel negozio accanto di una amica che disegna e produce abiti a mano. (una meraviglia.)
con voluttà inizio a provarne uno dietro l'altro, senza la seria intenzione di comprarne nessuno. giusto per passare una mezz'ora senza pensieri.
poco dopo scorgo una delle due panciute piazzata davanti alla vetrinetta del minuscolo negozio che punta lo sguardo all'interno.
per buoni venti minuti non mi molla un attimo.
non che proprio guardasse me, ma all'interno in generale.
mi ha ricordata "la bambina che fissava" di Tim Burton. come se in un certo modo si riposasse in questa sua immobilità.
tra un cambio e l'altro di abito dal camerino ho udito uno scambio veloce di battute tra la mia amica e l'occhiuta panciuta.
mi sono rivestita salutando l'amica che mi ha confidato con un sorriso (alle ore 11 di un afosissima mattinata di luglio) "sai la signora che stava davanti alla vetrina, ha settant'anni e fa il mestiere. era stanca; questa mattina ha lavorato tantissimo".
mi sono incamminata nuovamente tra i vicoli e non ho potuto fare a meno di sorridere.
ma quanta bellezza si nasconde nelle pieghe del mondo!
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